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Thailandia | Cenni storici

Thailandia | Cenni storici

Cenni Storici Thailandia – Cronologia degli eventi che hanno caratterizzato la storia della Thailandia: dal Regno di Sukhothai ai giorni nostri

 

I primi insediamenti (2.500 a.C.)

I primi insediamenti in pianta stabile risalgono al 2.500 a.C. (età del bronzo), periodo in cui popolazioni di etnia Mon e Khmer, provenienti rispettivamente da ovest (attuale Myanmar) e da est (attuale Cambogia), s’insediarono nei rilievi della valle alluvionale del Chao Phraya e nel Plateau del Khorat (Isan).

Tali popolazioni, Khmer in primis, si dimostrarono degli abili agricoltori, in particolare per quel che riguarda la coltivazione del riso (effettuata “immagazzinando” le abbondanti precipitazioni durante la stagione dei monsoni in bacini idrici).

A partire dal VI secolo d.C., si registrarono migrazioni di popolazioni provenienti dalla Cina meridionale (etnia Tai), in particolare nei territori dell’attuale Thailandia del nord. Oltre che per la loro abilità nella coltivazione del riso (a differenza delle popolazioni Khmer, i Tai sfruttavano la pendenza naturale del territorio per l’irrigazione dei terreni coltivati), le popolazioni Tai praticavano delle arti marziali, tanto da essere definiti i “contadini-guerrieri”.

Nei secoli a seguire, tali popolazioni iniziarono ad insediarsi lungo il bacino meridionale del Chao Phraya. Durante questa periodo, il linguaggio delle popolazioni Tai assorbì numerosi vocaboli e forme grammaticali tipiche della cultura Mon e Khmer, dando origine ad un linguaggio denominato “khmero-tai”, considerato dagli storici una forma primordiale dell’attuale linguaggio thai.

Il Regno di Sukhothai (1238-1583)

Il Regno di Sukhothai è tutt’oggi considerato l’inizio dell’attuale Regno di Thailandia. In quel periodo, Sukhothai fu un importante centro di scambi commerciali, sottomesso alla dominazione dell’Impero Khmer.

Nel 1238, due nobili e fratelli, Po Khun Bangklanghao e Po Khun Phameung guidarono la vittoriosa rivolta contro l’occupazione Khmer.

Bangklanghao divenne sovrano del Regno di Sukhothai con il nominativo di Sri Intraditya (iniziando cosi la dinastia reale dei Phra Ruang, che seppe instaurare intensi scambi commerciali con la dinastia cinese Yuan).

Iniziò così il periodo di espansione del regno: a nord fino a Luang Prabang, ad ovest nei territori dell’attuale Myanmar, a sud lungo la penisola malese.

parco storico sukhothai

Alla morte di Re Ramkhamhaeng, la situazione economica del regno era disastrosa. Gli succedette il figlio Loethai, ma anch’egli non riuscì ad invertire il declino del regno: molte province si ribellarono, tra le prime Uttaradit, Luang Prabang e Vientiane al nord, a cui seguirono Tak e la potente provincia di Suphanburi al sud.

Nel 1378 le truppe del Regno di Ayutthaya presero il controllo della città il sovrano Loethai, spostò la capitale del regno a Phitsanoluk.

Nel 1424, alla morte del sovrano Sailuethai, i due figli litigarono per l’ascesa al trono. Intervenne nuovamente il Regno di Ayutthaya, dividendo il Regno di Sukhothai. La sorella dei due sposò Re Borommaracha II, sovrano di Ayutthaya. Dalla loro unione nacque il Principe Ramesuan.

Alla morte di Re Borommaracha II (1446), il trono passò a Ramesuan, che annesse Sukhothai al Regno di Ayutthaya nel 1448.

Il Regno Lanna (1262-1775)

Nel corso del XIII secolo, Re Mangrai (1238-1317), un principe di etnia Tai, iniziò un’opera di espansione del proprio regno. Dapprima furono annesse le città di Muang Lai, Chiang Kham e Chiang Khong, situate lungo il corso del Mekong. Nel 1262 Chiang Rai fu proclamata capitale del regno, a cui seguì Fang dal 1275 al 1281.

Nel 1280 Re Mangrai stipulò un’alleanza con Re Ngam Muang di Phayao e con il Regno di Sukhothai. Nel 1281, sconfisse l’esercito del Regno Mon del sovrano Haripunchai e ne annesse i territori (attuale Lamphun).

Nel 1296 Chiang Mai fu proclamata capitale del Regno Lanna (che letteralmente significa “Il regno con un milione di campi di riso”) e lo rimase per ben 479 anni.

Storicamente, Chiang Mai rappresenta il primo esempio di “citta-stato” (Mueang): capitale di una confederazione costituita da altre cittadine, caratterizzata da un centro abitato fortificato (protetto da mura e da un canale perimetrale), con i terreni agricoli situati all’esterno.

Il Regno di Ayutthaya (1350-1767)

L’altra confederazione, situata lungo il bacino meridionale del Chao Phraya, comprendeva le città di Phetchaburi, Suphanburi, Lopburi ed Ayutthaya. Quest’ultima, in particolare, nel corso del XIV secolo s’impose quale centro principale.

Ayutthaya sorse per volere di Re U-Thong, inizialmente come reggia reale, su un’isola lungo il corso del fiume Chao Phraya, circondata da canali, alcuni dei quali realizzati appositamente a difesa della città.

Ayutthaya divenne in breve tempo un importante porto fluviale (Ayutthaya Sri Raam Thep Nakhon). Nella regione, oltre a numerosi mercanti Cinesi, cominciarono ad arrivare mercanti arabi, persiani, malesi e, successivamente, portoghesi (quest’ultimi fornirono ad Ayutthaya armi di nuova concezione, quali moschetti e cannoni, oltre a numerosi mercenari).

Nel 1350, Re Uthong (Ramathibodi I) divenne il primo sovrano del Regno di Ayutthaya. Quest’ultima fu proclamata capitale del regno e denominata “Krung Thep Dvaravadi Sri Ayutthaya”, letteralmente “La Città degli Angeli”.

Alla ricchezza e al potere della capitale seguì una politica espansionistica: dapprima vennero annessi il Regno di Sukhothai e le città-stato di Kamphaeng Phet e Phitsanulok; a cui seguirono Chiang Mai (Regno Lanna), parte dell’Impero Khmer a est ed altri territori a sud, fino alla penisola malese.

Considerata l’estensione del Regno, la gestione del potere venne realizzata costituendo una serie di province-satellite, amministrate direttamente da membri della famiglia reale, creando così quello che venne definito dagli storici dell’epoca “Il Circolo del Potere”.

Nella seconda meta del ‘600, Re Narai (1656-1688) instaurò dei rapporti commerciali con la Francia di Re Luigi XIV, con gli inglesi, con i giapponesi e con gli olandesi.

Ayutthaya divenne una delle città più ricche d’oriente, punto d’unione tra Occidente ed Oriente, abitata da oltre un milione di persone (paragonabile alla Parigi dell’epoca).

parco storico ayutthaya

Nel corso del XVIII secolo, Ayutthaya perse progressivamente il controllo delle province annesse al regno. Ne approfittarono i birmani, nemici storici che, dopo ripetuti attacchi, nel 1767 riuscirono a penetrare all’interno della città e la devastarono.

In un paio di giorni, una delle città più ricche dell’Asia venne letteralmente rasa al suolo, cancellata.

Bangkok | La nuova capitale

Il ruolo di Bangkok nella storia thailandese fu tutto sommato marginale, sfiorata soltanto dagli innumerevoli traffici commerciali lungo il Chao Phraya, collegamento naturale tra il Regno di Ayutthaya e “il mondo al di là dei mari”.

La storia di Bangkok inizia nel XVI secolo, quando re Phrayai (1534-1546) ordinò che venisse realizzato un canale per accorciare il tragitto che separava Ayutthaya ed il Golfo della Thailandia. Lungo il Chao Phraya sorsero due uffici postali al servizio di Ayutthaya, situati 80 km a sud di quest’ultima: sulla sponda occidentale sorse Thonburi, sulla sponda orientale sorse Bangkok.

Dopo la caduta di Ayutthaya ad opera dei Birmani (1767), il comandante dell’esercito Siamese, Phya Taksin, scelse Thonburi come nuovo quartier generale.

Taksin riorganizzò l’esercito e rinforzò la figura del re-guerriero (figura progressivamente decaduta durante il Regno di Ayutthaya, periodo di pace e prosperità). Per oltre 15 anni il territorio thailandese fu investito da furiosi combattimenti contro gli eserciti birmani, vietnamiti e laotiani.

Come spesso accade, raggiunto l’apice del potere, nel 1782 Taksin venne assassinato dai suoi due generali più fidati: Bunma e Thongduang. Quest’ultimo, sostenuto dalla nobiltà siamese, divenne il nuovo sovrano del regno con il nominativo di Re Yotfa.

Nei secoli a seguire, Re Vajiravuch (1910-1925) semplificherà il nominativo dei membri della dinastia reale ponendo l’appellativo di Rama, l’antico dio guerriero indiano Ramayana. Re Yotfa, pertanto, é conosciuto come Rama I.

Fu proprio Rama I a progettare la nuova “Città degli Angeli” lungo la sponda orientale del Chao Phraya, sull’Isola di Rattanakosin (tale periodo storico é infatti denominato “Regno di Rattanakosin”).

Il 6 aprile 1782, Krung Thep Maha Nakhon (Bangkok) venne proclamata nuova capitale del regno.

Due anni dopo venne completato il meraviglioso complesso del Wat Phra Keaw: il tempio nel quale Rama I fece trasportare dal Laos la statua più venerata del regno, il Buddha di Smeraldo (da qui il nominativo “Tempio del Buddha di smeraldo”, attrazione principale del complesso).

Dopo aver realizzato la dimora per il Buddha di smeraldo, a completamento del complesso Rama I fece costruire la sua reggia: quest’ultima venne realizzata non soltanto quale dimora del sovrano, ma anche come importante sala di consiglio in sede politica ed economica.

Ampliato nel corso dei secoli, il complesso (denominato Phra Borom Maha Ratcha Wang, meglio conosciuto come Grand Palace) fu ultimato soltanto agli inizi del XX secolo (1925). Il Grand Palace rappresenta tutt’oggi l’attrazione turistica più visitata della Thailandia.

Chakri, la dinastia reale

Rama I, prima di essere incoronato, utilizzò per una decina d’anni l’appellativo di Chao Phraya Chakri. Il termine Chakri fa riferimento alla forza divina del sovrano ed é rappresentato dalle armi delle divinità Shiva e Narayana: rispettivamente, il tridente ed il disco dentato, simboli tutt’oggi presenti nell’emblema della dinastia reale (vedi foto a fianco).

Diventato re, Rama I decise di mantenere tale appellativo, dando origine alla dinastia reale Chakri.

Rama I (1782-1809) | L’affermazione del buddismo

Rama I (Buddha Yodfa Chulalok the Great) fu un innanzitutto un valoroso combattente. Al fianco di Phya Taksin, Rama I sconfisse l’esercito birmano (liberando il Regno Lanna), conquistò Vientiane (capitale del Regno Lao), sconfisse l’Impero Khmer (radendo al suolo la capitale) e riprese il controllo della regione del Plateau del Khorat (Isan-nordest).

Alle vittorie militari, seguì un periodo di ricchezza, caratterizzato da scambi commerciali, in particolare con la Cina (esportazioni in primis).

Durante il suo regno, Rama I consolidò il buddismo come religione ufficiale, definendolo “…un bene comune, fondamentale per la felicitá ed il benessere della gente, i cui princípi devono essere difesi e rispettati”.

Rama II (1809-1824) | Il Regno di Rattanakosin

Il regno di Rama II (Buddha Loetla Nabhalai) fu caratterizzato da pace e prosperità. ll sovrano, poeta ed artista, fu l’artefice di quella che gli storici definiscono la “Golden Age della letteratura del Regno di Rattakosin”, periodo in cui si afferma una sorta di “realismo”: i dipinti e le sculture cominciano a rappresentare gente comune, scene tipiche della vita di tutti i giorni.

Rama III (1824-1851) | Il commercio e la comunità cinese

Durante il regno di Rama III (Nangklao) si registra un rilevante aumento della comunità cinese. In questo periodo, l’attivita economica principale del regno è costituita dal commercio con la Cina, in particolare le esportazioni di riso, legname e zucchero.

Le esportazioni erano gestite da potenti famiglie cinesi residenti a Bangkok, definite Jao Súa (“I signori del commercio”). Tali famiglie, ricche e ben inserite nel tessuto sociale, instaurarono delle vere e proprie dinastie (alcune delle 242 mogli di Rama III erano figlie di famiglie cinesi). Il potere e l’influenza della comunità cinese in questo periodo storico sono testimoniati dal fatto che numerosi templi furono realizzati con caratteristiche architettoniche e decorazioni tipiche della cultura cinese (spesso, con il tetto caratterizzato da un drago e non dal tradizionale Thai Naga). Il potere del denaro stava cambiando irreversibimente l’ordine sociale del regno.

Oltre alla numerosa e potente comunità cinese, in questo periodo la capitale è spesso frequentata da mercanti e missionari occidentali, in particolare portoghesi ed inglesi.

Rama IV (1851-1868) | La minaccia del colonialismo

Prima di morire, Re Nangklao (Rama III) affermò: “non ci saranno più guerre con i birmani, i khmer o il vietnam, adesso la minaccia per il regno è rappresentata dall’occidente”. Alla morte di Rama III, nel 1851 salì al trono il fratellastro, Mongkut (Rama IV).

Durante questo periodo si registrò un’occidentalizzazione del regno. Affascinato dal progresso e dalle scienze occidentali, Rama IV (in grado di parlare e scrivere correttamente sanscrito, pali, latino ed inglese) riformò la religione ufficiale: il buddismo. In particolare, Rama IV eliminò dai testi sacri ogni miracolo, magia e credenza popolare, a favore di una religione “più concreta, in grado di dare un ordine morale alla società”.

Non tutti però condividevano questo punto di vista. Si crearono due gruppi principali: i tradizionalisti, che consideravano la crescente presenza occidentale un pericolo, e i riformisti capitanati dal sovrano.

Nel 1852, l’Impero Britannico vinse la cosiddetta “Guerra dell’Oppio” con la Cina e i riformisti ne approfittarono per instaurare ulteriori rapporti commerciali con l’Occidente. Rama IV invitò Sir John Bowring (governatore di Hong Kong, la capitale dell’oppio) per definire un accordo economico tra il Regno del Siam e l’Impero Britannico. Nel 1855 venne stipulato quello che gli storici definiscono chiamano “Trattato di Bowring”: un monopolio di stato sull’importazione e commercializzazione dell’oppio. In breve tempo, il monopolio dell’oppio divenne la principale risorsa economia del regno.

Il “Trattato di Bowring” fu importante non solo per l’economia del regno; rappresentò infatti una valida mossa per allontanare quello che era diventato il principale nemico dell’epoca: il colonialismo.

Rama V (1868-1910) | Amministrazione e progresso

rama VRama V, The GreatRama V (Chulalongkorn), salì al trono nel 1868, appena quindicenne.

Re Chulanlongkorn viaggiò molto: visitò Singapore, Giava, la Malesia, la Birmania, l’India e le colonie dell’Impero Britannico. Il giovane sovrano volle rendersi conto personalmente dello stato sociale di tali territori, prima di decidere quale modello politico ed amministrativo utilizzare per far progredire il proprio regno. Egli fece tradurre in thai numerose costituzioni europee (gli storici ritengono che il modello che maggiormente influenzò il sovrano fu il Codice di Napoleone).

Nonostante una forte opposizione da parte dei nobili tradizionalisti, la prima riforma proposta da Rama V fu l’abolizione della schiavitù.

Re Chulalongkorn costitui un Ufficio Fiscale per il pagamento delle tasse. Questa centralizzazione delle imposte si scontrò con gli interessi di molte famiglie nobili che, nel dicembre 1874, tentarono un colpo di stato (denominato “The Front Palace Crisis”).

Nel 1885, Rama V nominò suo fratello Narathip a capo dell’Ufficio Fiscale. Le entrate fiscali, da poco più di un milione di Thai Baht nel 1874, raggiunsero ben 57 milioni nel 1906!

Re Chulalongkorn investì i proventi delle entrate fiscali principalmente nella costituzione della Guardia Reale, un mini-esercito costituito inizialmente da circa 500 uomini, organizzato secondo il modello britannico (ben armati e retribuiti). Nel corso degli anni, il numero degli effettivi della Guardia Reale salì a 4.400 uomini (questi ultimi vennero utilizzati principalmente per far fronte ai frequenti fenomeni di banditismo e, soprattutto, per eliminare le numerose “società segrete” della comunità cinese). A seguire, fu costituito il Ministero della Difesa.

Nel 1874, Rama V dovette affrontare per la prima volta il fenomeno del colonialismo: le società dell’Impero Britannico operanti in Birmania e specializzate nelle esportazioni di legname cominciarono ad esercitare una notevole pressione sul Regno Lanna (tributario di Bangkok).

Rama V approfittò della situazione, dapprima pagando i debiti del Regno Lanna ai creditori e, successivamente, stipulando un trattato con l’Impero Britannico per la regolamentazione dei rapporti commerciali. Il trattato, di fatto, venne stipulato per limitare le mire espansionistiche degli inglesi nella regione.

A seguire, Rama V inviò un Commissario Governativo incaricato di gestire il pagamento delle imposte del Regno Lanna all’Ufficio Fiscale di Bangkok. Questo divenne il modello, simile a quello delle colonie inglesi in India, utilizzato per la gestione delle altre province-stati del regno. Commissari governativi vennero inviati a Luang Prabang, Nong Khai, Khorat, Ubon Ratchathani e Phuket.

Nel 1893 venne costituito il Ministero dell’Interno, ente amministrativo per il controllo e la gestione del territorio e, successivamente, il Ministero della Giustizia.

Un altro passo fondamentale compiuto da Rama V fu quello di definire i confini geografici del regno. Prima di allora, i confini di una regione o di un regno erano definiti essenzialmente dal territorio (un fiume, una catena montuosa etc.).

Nel 1852-1853 l’Impero Britannico vinse la guerra contro la Birmania e ne annesse i territori. Nel 1863 la Francia costituì il Protettorato di Cambogia. Definire i confini del regno significava quindi salvaguardare i propri territori dalle mire espansionistiche dell’Impero Britannico e, soprattutto, della Francia.

In quest’ottica, Rama V incaricò un geometra inglese, James McCarthy, della definizione dei confini del regno. Nel 1887 McCarthy realizzò una mappa, ma la Francia si oppose e nel 1893 annesse militarmente i territori situati lungo la sponda orientale del Mekong (attuale Laos).

Rama V inviò ben 180.000 soldati nella regione (la maggiore mobilitazione militare del secolo). La Francia rispose inviando due navi da guerra lungo il Chao Phraya bloccando il porto di Bangkok, ufficialmente a protezione dell’ambasciata francese.

Questo episodio, definito “l’incidente della foce”, portò alla stipulazione di un trattato tra il Regno del Siam e l’Indocina Francese. Sulla base di quanto pattuito, la Francia annesse le città-stato di Luang Prabang e Vientiane, oltre ai territori settentrionali dell’ex-Impero Khmer.

Gli attuali confini della Thailandia vennero definiti soltanto nel 1909, periodo in cui il Regno del Siam venne ufficialmente riconosciuto anche dalle potenze coloniali europee.

Rama VI (1910-1925) | La Prima Guerra Mondiale

Rama VI (Vajiravudh Klao Mongkut) salì al trono nel 1910, alla morte del padre (Rama V).

Educato in Inghilterra dai 12 ai 22 anni (laureato ad Oxford) ed appassionato di letteratura e storia, Re Vajiravudh semplificò i nominativi della dinastia Chakri in Ramathibodi (dalla divinità indiana Ramayana), elencandoli numericamente in ordine cronologico.

Re Vajiravudh continuò l’opera di militarizzazione iniziata dal suo precedessore, Rama V: nel 1912 costituì i reparti speciali della Guardia Reale, denominati “Sua Pa” (Wild Tiger).

Rama VI fu un convinto nazionalista, secondo cui la monarchia doveva essere “un potere assoluto e indiscutibile”. Nazione e Monarchia dovevano essere la stessa cosa, perché “il sovrano rappresenta la nazione, essere fedeli al sovrano significa amare la nazione”.

Egli modificò la frase «God, King and Country» in «Nation, Religion and King», secondo la quale “il re rappresenta e protegge una nazione costituita da una popolazione di religione buddista”.

Nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, Rama VI inviò un contingente militare a combattere al fianco degli Alleati. Come bandiera nazionale di tale contingente fu scelto un tricolore a strisce orizzontali di colore rosso, bianco e blu (uguale all’attuale bandiera nazionale). Il bianco rappresenta la purezza della religione, il blu la monarchia ed il rosso il sangue della popolazione thailandese, disposta a morire per la nazione.

Non tutti la pensavano come il sovrano, anzi. I giornali dell’epoca, soprattutto quelli a vocazione politica, criticarono questa forma di “monarchia assoluta”. Rama VI dapprima cercò di replicare a tali critiche mediante il giornale reale “Phim Thai”; successivamente, nel 1923, fece approvare una legge contro la libertà di stampa. Otto tipografie e ben 17 giornali vennero chiusi e i proprietari, gli editori, incarcerati.

Il risultato di questa legge repressiva fu un aumento del malcontento generale e delle critiche nei confronti della monarchia. I più autorevoli giornalisti dell’epoca cominciarono a chiedersi: “se il progresso è la chiave di volta per la nazione, perché il Siam, paragonato non solo agli stati europei ma anche al Giappone, è ancora cosi povero?”.

Molti cominciarono a domandarsi se la sola monarchia fosse in grado di portare il progresso, inteso come benessere, al regno del Siam. Cominciò a rafforzarsi il pensiero comune che la monarchia assoluta fosse la causa di questa condizione di povertà e disuguaglianza sociale. La gente ed i burocrati volevano una società basata sul principio denominato “Lak Vicha” (meritocrazia). Il sovrano replicò affermando che la burocrazia della nazione si basava sul “Lak Ratchakan”, ossia servizio e fedeltà assoluta alla monarchia.

Rama VII (1925-1935) | La monarchia costituzionale

Alla morte di Rama VI nel 1925, salì al trono Re Prajadhipok (Rama VII). Quest’ultimo da subito rimosse tutti gli uomini di fiducia del sovrano precedente, ritenuti vecchi e inadeguati per la modernizzazione del regno.

Re Vajiravudh cercò di definire ed elevare il concetto della “razza Thai”. Egli definì la comunità cinese come “gli ebrei d’oriente”. Lo scopo di tale dichiarazione fu quello di creare una differenza sostanziale tra i cinesi che avevano deciso di diventare cittadini thailandesi a tutti gli effetti (come gli Jao Sua, ricchi e ben integrati) e coloro i quali invece consideravano la permanenza nel Regno del Siam “soltanto come una situazione lavorativa a medio-breve termine”.

La politica nazionalista adottata precedentemente da Rama VI e, successivamente, l’introduzione del concetto della “razza Thai” da parte di Re Prajadhipok, determinarono un clima di tensione. Numerosi membri della comunità cinese cominciarono a criticare fortemente la monarchia.

Alla numerosa comunità cinese si associarono molti cittadini thailandesi che consideravano la politica assolutista del sovrano un freno per il progresso della nazione e, conseguentemente, per il benessere della popolazione.

Il 5 febbraio 1927, sette uomini s’incontrarono a Parigi e nei cinque giorni successivi pianificarono quella che gli storici definirono “una rivoluzione del Regno del Siam”: questi erano tre studenti del collegio militare, uno studente di legge, uno studente di scienze naturali, un avvocato e un diplomatico del regno a Parigi. Questi fondarono quello che poi sarebbe diventato il “Partito del Popolo” (Khana Ratsadon).

Leader del partito fu nominato Pridi Banomyong, 27 anni, studente di legge. Quest’ultimo, dopo aver preso spunto dalla legislazione francese, era fermamente convinto che la monarchia assoluta dovesse cedere il passo a una monarchia costituzionale.

Con l’avvento della Grande Depressione (1929), le critiche e il malcontento nei confronti della monarchia aumentarono sensibilmente.

Il 24 giugno 1932, membri del Partito del Popolo catturarono il comandante della Guardia Reale, arrestarono 40 membri della famiglia reale ed annunciarono la fine della monarchia. Da subito, il sovrano non reagì con la forza, ma chiese ufficialmente aiuto alle potenze europee, definendo tale azione “una rivoluzione generata dalla minaccia comunista”.

Il Partito del Popolo costituì un’Assemblea Nazionale, composta da 70 membri, che il 10 dicembre 1932 presentò ufficialmente la costituzione definitiva del regno.

Dopo una serie di tentativi di negoziazione (falliti), Re Prajadhipok volò in Europa, ufficialmente per motivi di salute. Nel marzo del 1935, ancora in Europa, il sovrano annunciò la sua abdicazione al trono.

Rama VIII (1935-1946) | La Seconda Guerra Mondiale

Dopo l’abdicazione di Prajadhipok nel 1935, considerato che quest’ultimo non aveva figli maschi, l’Assemblea Nazionale scelse come successore legittimo uno dei nipoti del sovrano: il principe Ananda Mahidol (Rama VIII), 10 anni, residente in Svizzera.

ll regno del Siam per 16 anni non ebbe alcun monarca residente. In una situazione del genere, il Partito del Popolo prese il controllo del regno a tutti gli effetti. All’epoca, il partito era composto da 2 fazioni: una costituita essenzialmente da militari, capitanati da Plaek Phibunsongkhram (Phibun), e l’altra con leader Pridi Banomyong. Quest’ultimo, studente di legge, aveva una formazione culturale basata sul socialismo europeo.

Pridi aveva un seguito costituito da uomini d’affari e politici fortemente convinti che la nazione-stato doveva progredire attraverso la realizzazione di strutture e servizi primari, essenziali per il benessere dei cittadini (lo stato come elemento centrale). Nel 1933, Pridi presentò un piano economico, “The Outline Economic Plan”, secondo il quale il territorio del regno era proprietà della stato che, utilizzando gli introiti delle entrate fiscali, doveva provvedere alla realizzazione di aree industriali e commerciali per rilanciare l’economia. A tal proposito, nel 1935 Pridi si recò a Londra per negoziare finanziamenti stranieri con tasso d’interesse agevolato.

Il Partito del Popolo cominciò ad investire nel settore della formazione, in particolare nelle costruzione di scuole primarie: dal 1931 al 1939, il numero degli alunni passò da 700.000 a 1.700.000. Per la formazione di nuovi burocrati post-monarchia, venne istituita una università specifica per le “Scienze Politiche e Morali” (Thammasat University). Monaci buddisti e insegnanti cominciarono a spiegare alla gente l’importanza della costituzione. Nel corso degli anni vennero realizzate strade, ospedali, uffici governativi e fu ampliata la rete elettrica nazionale.

Congiuntamente alla realizzazione delle infrastrutture e dei servizi primari, la fazione costituita dai militari aumentò progressivamente la propria influenza e il proprio potere all’interno del partito. Nel 1934, Phibun, leader indiscusso della fazione militare, venne nominato Ministro della Difesa.

Ben presto si affermò il concetto che “il progresso e il benessere della popolazione possono realizzarsi soltanto in condizioni di pace e sicurezza”. Sulla base di questo concetto, nonostante le restrizioni economiche imposte dalla crisi del periodo, nel 1937 la spesa per la militarizzazione del regno raggiunse il 26% del budget nazionale.

Phibun fissò i 4 elementi basilari per lo sviluppo e la crescita del regno: monarchia, parlamento, burocrazia ed esercito, in cui soltanto quest’ultimo fattore è da considerarsi permanente.

Nel 1938, Phibun si autoproclamò Primo Ministro e, successivamente, Ministro della Difesa, Ministro dell’Interno e Ministro degli Affari Esteri. In parlamento (Assemblea Nazionale) il 90% dei membri erano militari o simpatizzanti di Phibun. Quest’ultimo, a partire dal 1942, cominciò a definire se stesso “Il Leader” (Than Phu Nam).

I critici dell’epoca affermarono che i modelli politici di Phibun erano rappresentati dalla Germania nazista e, soprattutto, dal fascismo di Mussolini (per la realizzazione del Monumento alla Costituzione, nel 1939, Phibun incaricò come supervisore l’architetto italiano Corrado Feroci, lo scultore preferito del Duce).

Come Goebbels per la Germania nazista, Phibun nominò Luang Wichit Wathakan (Wichit) “Ministro per la Propaganda”. Utilizzando i mass-media dell’epoca (radio, film, testi etc.), Wichit cominciò ad eseguire un’opera di convincimento e coinvolgimento della popolazione. Personaggi come Napoleone, Bismark, Mussolini ed Hitler vennero sistematicamente esaltati come “patrioti ed eroi, in grado di morire per la patria”.

La “razza thai” doveva essere una razza distintiva, migliore delle altre, dei cinesi in particolare. In quest’ottica si cercò di realizzare “un’economia thailandese per la popolazione thailandese”: nei settori economici principali (energia, tessile e alimentare) vennero create industrie autosufficienti, in grado di produrre indipendemente dalla Cina, storicamente il partner commerciale principale del regno.

Analogamente alla Germania nazista, all’Italia fascista e all’Impero Giapponese, vennero emessi dei proclami che inebriarono e illusero la popolazione: “per non soccombere e diventare uno stato insignificante al servizio delle potenze mondiali, il Regno del Siam deve diventare il cuore della Golden Peninsula, The Great Thai Empire“.

In quest’ottica, nel 1939 Wichit si recò a Parigi e presentò ai francesi una mappa dell’Indocina, specificando le aree geografiche con popolazioni parlanti la lingua thai. Così facendo, i vertici del Partito del Popolo cercarono di riannettere i territori persi durante i trattati d’inizio secolo, in particolare parte della Cambogia e del Laos.

Successivamente vennero pubblicati sette “mandati culturali” o “editti di stato” (Ratthaniyom). Il primo di questi cambiò il nome della nazione da Siam in Thailandia (“noi siamo la razza thai, il nostro stato deve pertanto chiamarsi Thailandia, non Siam“). Il secondo specificò i principi che identificavano i cittadini di razza thai (e, conseguentemente, li differenziavano dalle altre razze presenti nel territorio); a tal proposito, nel 1942 venne costituita una Commissione della Cultura Thai. Il terzo trattato consolidò il concetto di “unità”: non più cittadini thai del nordest o cittadini thai del nord, ma unicamente “chao thai”, cittadini thai.

Il quarto e il quinto punto specificarono l’importanza del progresso e una serie di interventi necessari per aumentare la produttività della nazione.

Il sesto punto prese in considerazione la salute della popolazione: nel 1938 venne promosso il Progetto Nutrizionale Nazionale, che specificava le regole alimentari per “rendere i cittadini forti e di sana costituzione”. Nel 1942 venne costituito il Ministero della Salute Pubblica.

L’ultimo punto riguardava l’importanza della sicurezza nazionale, elemento basilare per poter eseguire le numerose riforme in programma.

Dopo la presa di Parigi da parte di Hitler (1940) e l’invasione dell’Indocina da parte dell’Impero Giapponese, Phibun colse l’occasione per occupare i territori settentrionali della Cambogia (all’epoca Protettorato Francese).

Informato dell’imminente sbarco di truppe giapponesi in Thailandia, Phibun accettò, nella speranza di diventare a tutti gli effetti un alleato dell’Impero Giapponese e, conseguentemente, poter annettere altri territori.

Le truppe giapponesi sbarcarono in vari punti lungo le coste del Golfo della Thailandia l’8 dicembre 1941. La Thailandia dichiarò guerra all’Inghilterra e agli Stati Uniti d’America nel gennaio 1942 (anche se l’ambasciatore thailandese a Washington si rifiutò di consegnare la dichiarazione di guerra).

La realtà fu completamente diversa da quanto prospettato da Phibun e Wichit: l’Impero Giapponese, infatti, trattò la Thailandia sin da subito come un paese occupato e non come un alleato. Secondo le mire espansionistiche dei gerarchi giapponesi, la Thailandia rappresentava soltanto un territorio di passaggio, necessario a livello logistico, per poter sconfiggere (e cacciare) l’Impero Britannico dal sudest asiatico. Vedere la “ferrovia della morte”, a Kanchanaburi.

Durante l’occupazione giapponese, Pridi venne cacciato dal partito. Quest’ultimo, congiutamente ai numerosi burocrati educati in Francia e Inghilterra che simpatizzavano per gli alleati, creò un movimento di resistenza. Agli inizi del 1944, il movimento poteva contare su numerosi membri ed equipaggiamenti di vario genere forniti dagli alleati. Tale movimento venne denominato “Seri Thai” (Thai Liberi).

Nel luglio 1944, congiuntamente alla sconfitta dell’Impero Giapponese da parte delle forze alleate, Pridi fece cadere il governo militare (dittatura) di Phibun ed iniziò a trattare la resa della Thailandia con gli Alleati.

Alla fine delle ostilità, nonostante l’opposizione da parte degli inglesi (che chiedevano una punizione esemplare e l’occupazione della Thailandia), gli Stati Uniti d’America decisero di considerare la Thailandia “un territorio nemico occupato”. Sulla base di quanto definito dagli USA, alla Thailandia non vennero inflitte sanzioni di alcun tipo; i confini territoriali del regno tornarono alla situazione pre-conflitto.

Rama IX (1946-presente) | L’America e la lotta al comunismo

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’equilibrio economico-politico della Thailandia si spostò definitivamente a favore delle potenze occidentali, USA in primis.

La Rivoluzione Comunista del 1949 in Cina, guidata dal leader Mao Zedong, e, successivamente, il coinvolgimento diretto degli USA nella Guerra in Corea a partire dal 1950, fecero della Thailandia un alleato strategico, geograficamente fondamentale per contrastare il “dilagante e preoccupante fenomeno del comunismo”.

Facendo leva su quella che venne spesso definita la Sicurezza Nazionale (National Security), gli USA crearono un regime economico-politico governato da un’élite di generali e burocrati al loro servizio.

Al termine del conflitto, il generale Phibun (ex-dittatore fascista) e il socialista Pridi (uno dei fondatori del Seri Thai) tornarono ai vertici del Partito del Popolo. L’ex ambasciatore thailandese a Washington, Seni Pramoj (che si rifiutò di consegnare la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti), tornato in Thailandia fondò il Partito Democratico, in opposizione al Partito del Popolo.

La classe politica dell’epoca comprendeva i gerarchi militari e i liberal-socialisti di Pridi e dal Partito Democratico, quest’ultimo costituito in buona parte da monarchici, rientrati dall’esilio imposto precedentemente dal generale Phibun.

Il 6 Giugno 1946, Re Ananda Mahidol venne trovato morto nella sua residenza, ucciso con un colpo di arma da fuoco. Il fratello minore del re, il principe Bhumibol Adulyadej, anch’egli residente in Svizzera, fu proclamato nuovo sovrano del regno (Rama IX).

Approfittando di tale situazione, l’8 novembre 1947 i gerarchi militari guidati da Phibun effettuarono un nuovo colpo di stato (sembrerebbe con il parere favorevole del sovrano). Pridi fu costretto a fuggire all’estero per la seconda volta.

Nel febbraio 1949, Pridi tornò in patria e, con l’aiuto degli ex-membri del Seri Thai, cercò a sua volta di effettuare un colpo di stato, barricandosi all’interno del Grand Palace (definita dagli storici la “Ribellione del Palazzo”). I militari non esitarono a prendere a cannonate il palazzo; Pridi e i suoi uomini furono costretti a fuggire nuovamente.

Si creò una situazione politica (molto simile alla condizione attuale) caratterizzata dai membri del Partito Democratico in Parlamento ed i gerarchi militari a gestirne il potere alle spalle, nell’ombra.

Nel 1950, Re Bhumibol Adulyadej tornò provvisoriamente in Thailandia, per l’incoronazione ufficiale e la celebrazione del matrimonio.

Nel 1951, i democratici crearono una costituzione che aumentava in maniera considerevole i poteri della monarchia. Sulla base di quanto previsto da tale costituzione, il sovrano poteva nominare i membri del Senato, emettere decreti legge, modificare la costituzione stessa e, soprattutto, controllare l’esercito.

Il giorno precedente al ritorno in Thailandia di Re Bhumibol Adulyadej, il 26 novembre 1951, i militari effettuarono un nuovo colpo di stato (denominato il “Colpo Silenzioso”) che portò all’esclusione del Partito Democratico dal Parlamento e, soprattutto, all’annullamento della costituzione. I militari, supportati dagli Stati Uniti, restarono al potere per oltre due decadi.

Nel 1954, la Francia venne sconfitta e cacciata dai territori in Indocina. Conseguentemente, gli Stati Uniti crearono il SEATO (Southeast Asia Treaty Organization) e si autoproclamarano “difensori del Regno di Thailandia”. Gli americani inviarono in Thailandia ben 9 battaglioni di Marines.

In questa situazione di militarizzazione totale, il generale Sarit Thanarat venne nominato comandante delle forze armate thailandesi e la CIA cominciò ad armare la Polizia Thailandese (comandata all’epoca dal generale Phao).

Alla fine del 1954, Sarit e Phao tornarono dagli Stati Uniti con, rispettivamente, 25 e 37 milioni di dollari!

Nel 1957, il generale Sarit, supportato dagli Stati Uniti, effettuò l’ennesimo colpo di stato: i generali Phibun (esercito) e Phao (polizia) furono costretti all’esilio. Sarit unificò le forze armate ed annesse la polizia come forza subordinata all’esercito.

A seguito della Guerra Civile in Laos nel 1960, la Thailandia divenne la prima linea contro il comunismo. Truppe dell’esercito thailandese vennero segretamente inviate in Laos a combattere i comunisti al fianco della CIA. Nel dicembre 1964, gli americani inziarono ad effettuare raid aerei sul Vietnam del Nord e Laos. Il 75% dei raid aerei compiuti dal 1965 al 1968 partirono da basi americane in territorio thailandese.

Gli americani realizzarono una nuova imponente ambasciata a Bangkok. L’ambasciatore era un ex-marine della Seconda Guerra Mondiale, Bill Donovan (denominato “Wild Bill”). Il numero degli occidentali (farang), soprattutto americani, a Bangkok aumentò in modo considerevole (45.000 nel 1967), a cui seguì un vero e proprio boom dell’industria del sesso, sostenuta politicamente, con oltre 300.000 prostitute solo nella capitale.

Bangkok cominciò a cambiare irreversibilmente, non solo da un punto di vista urbanistico, ma anche, e soprattutto, morale. Gli Stati Uniti crearono una generazione di burocrati che sostenevano sistematicamente la causa e le politiche americane. Una trentina di famiglie “ben inserite” nel tessuto politico della capitale approfittarono di tale situazione per arricchirsi ulteriormente, diversificando le proprie attività in vari settori, creando delle vere e proprie dinastie.

Questo boom economico comportò un esodo dalle zone rurali alla capitale.

Negli anni ’60, la popolazione di Bangkok passò da 1,8 ad oltre 3 milioni di persone. A differenza del generale Phibun, il generale Sarit incoraggiò notevolmente il reinserimento del re nella scena sociale e, soprattutto, politica del paese.

Re Bhumidol Adulyavej cominciò ad effettuare periodicamente visite alle province del regno, spesso nelle zone più povere e remote. Egli intraprese numerose opere ed attività fondamentali per lo sviluppo del paese, in particolare nel settore agricolo: nel corso degli anni vennero realizzate dighe, centrali idroelettriche, riserve idriche e sistemi d’irrigazione. La coltivazione dell’oppio nelle regioni settentrionali del paese fu progressivamente dismessa, in favore di colture alternative.

Rama IX intraprese una serie di opere sociali, volte soprattutto a migliorare le condizioni di vita delle classi più povere. Molte famiglie ricche iniziarono ad effettuare donazioni al sovrano, in particolar modo imprenditori rampanti alla ricerca di un riconoscimento sociale (status).

Lo sviluppo economico del Paese (negli anni ’60 si registrò un incremento annuo del PIL nell’ordine del 7-8%) portò alla creazione di una classe sociale media. Gli studenti del regno aumentarono sensibilmente: da 18.000 nel 1961 ad oltre 100.000 nel 1972.

I giornali, anche politici, comiciarono a proliferare. Gli studenti delle università cominciarono a scoprire ideologie di sinistra della cultura occidentale. Nel 1972, studenti della Thammasat University pubblicarono un opuscolo denominato “Phai Khao”, letteralmente “Il pericolo bianco”, un saggio politico contro l’imperialismo americano. Nel giugno del 1973, gli studenti universitari (alla quale si unirono poi molte altre persone) oranizzarono una dimostrazione di protesta contro la classe dirigente al potere e, soprattutto, chiesero una nuova costituzione. La giunta militare rifiutò di negoziare e arrestò i leader della protesta.

Nell’ottobre del 1973, più di mezzo milione di persone protestarono per le strade di Bangkok chiedendo una nuova costituzione. I generali rilasciarono i leader arrestati durante la manifestazione di giugno, ma rifiutarono di modificare la costituzione. Gli studenti nel pomeriggio si recarono al Grand Palace per chiedere un’opera di mediazione da parte del re. Fu concordato un incontro con il re, ma la mattina seguente i militari cominciarono ad aprire il fuoco contro la folla: 77 persone furono uccise e 857 ferite.

La reazione politica e sociale fu tale da autorizzare il sovrano ad esiliare i tre gerarchi militari responsabili, definiti “i tre tiranni” (Thanom, Praphat e Narong) e a nominare un nuovo Primo Ministro (Sanya Thammasak). A seguire, fu redatta una nuova costituzione che escludeva i militari dal potere politico ed elevava il re ad una posizione di garante “al di sopra delle parti”.

A seguito della sconfitta in Vietnam (1974), le truppe americane presenti nel territorio thailandese furono ridotte ai minimi termini.

massacro alla thammasat universityIl periodo seguente fu caratterizzato da numerosi dibattiti, cambiamenti e ulteriori colpi di stato. Il 6 ottobre 1976, i militari aprirono il fuoco (utilizzando razzi e granate) nuovamente contro gli studenti barricati all’interno della Thammasat University (vedi foto): morirono 43 studenti e 2 poliziotti; oltre 3.000 persone vennero arrestate lo stesso giorno, altre 5.000 nei giorni successivi. Il massacro alla Thammasat University fu uno shock per l’opinione pubblica mondiale.

A seguito delle numerose violenze perpetrate dai militari, numerosi studenti e attivisti del CPT (Partito Comunista Thailandese) lasciarono la capitale e si rifugiarono nella giungla.

Con la fine della Guerra Fredda (1989-1991) e la progressiva affermazione del “mercato globale o globalizzazione“, quelli che prima erano considerati dei “pericolosi paesi comunisti” si trasformarono in partner commerciali.

La Cina, in particolare, dopo decenni trascorsi nel buio della recessione, s’impose nuovamente come il maggior partner commerciale del regno.

Il crescente mercato asiatico venne definito dagli operatori del settore la “Tigre”. Nel periodo compreso dal 1993 al 1996, apriva i battenti in Thailandia una fabbrica giapponese ogni tre giorni. Il crescente turismo sostituì progressivamente la massiccia presenza americana nel territorio, alimentando nuovamente l’industria del sesso.

La Thailandia diventò in breve tempo una nazione industrializzata, caratterizzata da un forte export e da una capitale, Bangkok, epicentro di tutte le attività economiche, sociali e religiose del paese.

Re Bhumibol Adulyadej (Rama IX), eletto nel lontano 1946 (il sovrano più longevo della dinastia reale), è letteralmente venerato dai cittadini del regno e, tutt’oggi, rappresenta il punto di riferimento sociale e politico della nazione.

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