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War cemetery | Kanchanaburi, il cimitero di guerra

Dopo cinque anni sono tornato al War Cemetery. Dovevo tornare. Volevo tornarci ancora una volta, per capire se avrei riprovato le stesse emozioni di allora.

Sono passati cinque anni dalla nostra ultima visita a Kanchanaburi (QUI articolo con le cose da vedere). Alla prima visita ero sposato da poco, senza figli, ed era il periodo che con la nostra auto giravamo la Thailandia in lungo e in largo.
Girovagando, un po’ per caso, avevamo deciso di passare qualche giorno a Kanchanaburi. Prenotammo in questo Resort, che sta a due passi dal famoso ponte sul fiume Kwai. Un bellissimo resort davvero.
In pochi giorni facemmo i classici giri a visitare tutte le attrazioni del posto: il Museo dei Prigionieri di Guerra, il Museo della Guerra e le cascate di Erawan, ma ci fu un posto, un posto solo, che mi fece provare qualcosa di davvero unico…un cimitero: il War Cemetery, il cimitero di guerra dedicato agli oltre 7.000 prigionieri di guerra e civili deceduti durante la realizzazione della Ferrovia della Morte.

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Così, oggi che abbiamo due bambini piccoli, siamo tornati a Kanchanaburi.
Non siamo tornati nello stesso resort di cinque anni fa, ma abbiamo optato per qualcosa di un po’ più economico, questo hotel che è comunque vicino al famoso ponte, più vicino del resort dove avevamo alloggiato in precedenza.
Ci siamo stati solo due notti che, conoscendo già il posto e sapendo in anticipo il nostro programma di viaggio, sono stati più che sufficienti.

Siamo arrivati nel primo pomeriggio e siamo andati a vedere il Museo dei Prigionieri di Guerra che si trova a 20 metri dall’hotel. Abbiamo fatto qualche foto, ma il nostro giro è stato molto limitato, in quanto eravamo con i bambini e i passeggini non sono proprio l’ideale per andare in posti dove ci sono scale. Usciti dal museo siamo andati nella piazza dove c’è la fermata del “treno della morte“, prima che passi sul ponte sul fiume Kwai, ma non abbiamo potuto andare sul ponte per colpa dei passeggini (onestamente non mi sento di consigliare Kanchanaburi come meta per famiglie con figli piccoli al seguito).

bridge on river kwai
Il ponte sul fiume kwai
museo prigionieri di guerra
Treno originale al museo dei prigionieri di guerra

Il secondo giorno è stato dedicato interamente al giro con il treno della morte, Kanchanaburi – Nam Tok e ritorno. Ci si impiega circa due ore per tratta, più massimo tre ore di tempo per stare a Nam Tok e prendere poi l’ultimo treno disponibile per tornare a Kanchanaburi (scriverò in altro articolo sul viaggio in treno).

treno della morte treno della morte

Il terzo giorno, dopo colazione, abbiamo fatto il check out dall’hotel e, prima di recarci al Prommitr Film Studio (dove girano i film thailandesi, posto poco conosciuto, ma che merita di essere visitato), ultimo posto previsto dal nostro breve viaggio, ci siamo fermati dove volevo tornare fin dal principio, il War Cemetery.

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Il War Cemetery è in una zona centrale della città, sulla strada principale, e non si paga l’ingresso. Come mura ha una siepe alta poco più di un metro. Al centro del cimitero c’è una grande croce cristiana, con intorno una distesa di lapidi a memoria dei caduti.
Appena entri ti accorgi della perfezione di come viene tenuto il posto: giardinieri sempre presenti e in continuo movimento per la cura del prato e dei fiori.
Ho cominciato a fare foto con la reflex, mentre tenevo sempre un occhio fisso sui bambini che correvano nel prato felici: loro non possono ancora capire cosa significa quel posto, non sanno…non ancora.
Fra una foto scattata e un’occhiata ai bambini, sono riuscito comunque a trovare quei dieci minuti per me, il tempo necessario per vedere se camminando là dentro avrei provato le stesse emozioni di cinque anni prima.

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Dentro al War Cemetery non c’è tanto da fare, puoi solo camminare per le strette vie tra una fila e l’altra di lapidi, in un silenzio surreale. Già, perché nonostante il War Cemetery sia aperto, sia in centro e sulla strada principale, dentro non ti accorgi quasi del rumore e del frastuono che sta al di fuori. È come se tutto il rumore esterno si fermasse ai confini del cimitero, in segno di profondo rispetto per quello che quel posto rappresenta.
Tu cammini, cammini, cammini e non puoi fare altro che leggere nomi, leggere la data della morte (solo l’anno), leggere i messaggi che ogni lapide porta con sé e vedere  decine, centinaia di lapidi con nomi di ragazzi.

Ragazzi, non uomini.
Ragazzi tra i 19 e 25 anni.
Tantissimi, troppi…

E pensi che tutti questi ragazzi morti settant’anni prima non hanno mai vissuto, non si sono mai sposati, non sono mai diventati genitori, non hanno mai cresciuto dei figli e non sono mai diventati nonni. Sono morti soli, lontano da casa, e quello che rimane è una scritta su un pezzo di marmo.

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(clicca QUI per vedere la galleria delle foto sulla nostra pagina Facebook)

Ho provato le stesse cose di cinque anni fa? Sì.
E anche il pensiero finale è sempre lo stesso:

LA GUERRA È STUPIDA, IN OGNI SUA IDEA, FORMA E SOSTANZA.

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